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Spinnaker
la curiosità è il sale della vita
23 settembre 2008
IL FUTURO DEL SERVIZIO PUBBLICO
Non è un “Buongiorno” per le Regioni. Non è un buon giorno per il Servizio Pubblico. Quel tanto millantato federalismo e l’autonomia amministrativa ed economica dei Presidenti, delle Giunte, dei Consigli, sono ormai echi di fantasmi elettorali. Quando un’Azienda come la Rai si permette il lusso di limitare, tecnologicamente ed editorialmente, la liberta di sviluppo e di comunicazione di enti fondamentale come lo sono le Regioni, le Province ed i Comuni, è imminente il peggio. Siamo costretti, nostro malgrado, dopo tante lotte, tante trattative andate in un nulla di fatto, a denunciare pubblicamente i soprusi che stanno portando allo smantellamento del servizio pubblico radiotelevisivo italiano.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso, ormai colmo di nefandezze, è la famosa produzione “Buongiorno Regione”: un fitto e sofisticato sistema di collegamenti, di comunicazione di promozione territoriale, di servizi al cittadino, atto a migliorare l’offerta della RAI – Servizio Pubblico ed avvicinare le istituzioni ai contribuenti, che sta prendendo le forme del più grande FLOP della storia della televisione nel mondo. Prima si pubblicizza sulla terza rete una data di partenza, poi si organizza l’impianto produttivo e la dirigenza RAI si rende conto che non siamo pronti. L’Azienda, senza alcun investimento sui mezzi e sul personale (peraltro ridotti all’osso per l’assenza di nuove tecnologie e di corsi di formazione), sta lanciando strutture fatiscenti e personale insufficiente in un mercato competitivo e di altissima qualità. Pensare di raddoppiare, ed in qualche caso (come nelle grandi regioni) triplicare la produzione interna con lo stesso portfolio produttivo ha dell’incredibile.
Questa strategia, che da anni favorisce l’inserimento indiscriminato nelle linee produttive di agguerriti service privati, sembra la prima pietra tolta per il graduale e volontario smantellamento dell’Azienda ed il conseguente impoverimento del Servizio Pubblico.
Prima si offre ai lavoratori un’impresa irrealizzabile, carte alla mano, poi accertata l’impossibilità a produrre autonomamente si passa al “Regime di Straordinarietà”, noto a tutti con il nome di APPALTI. Gli amministrativi “incapaci” li chiamano “la salvezza”, perché riescono sempre a realizzare tutto quello che gli si chiede senza limite di tempo o di attrezzature: BASTA PAGARE.
Gli APPALTI non hanno diritti e doveri se non quelli scritti in un contratto, il cui unico scopo è salvaguardare i grandi profitti non i piccoli lavoratori. Quando una redazione organizza un piano di lavorazione per il TG che prevede per una sola unità lavorativa la realizzazione di 10 servizi giornalistici in poco meno di tre ore, già sa di doversi rivolgere ad un appalto. Quando una Produzione informata delle necessità di realizzazione di un programma, non pianifica una troupe per un backstage, sa che dovrà rivolgersi ad un appalto. Quando un dirigente conosce gli eventi che l’Azienda ha l’obbligo di seguire, perché parte integrante dell’offerta del Servizio Pubblico, non pianifica debitamente le squadre alla sua dipendenza, sa che dovrà rivolgersi ad un appalto. Il problema non è solo “l’incapacità più o meno volontaria di gestione”, ma sono sia il dispendio enorme di danaro pubblico necessario per mantenere questo status quo che la mancanza di controllo diretto sulla qualità e sulla professionalità necessari alla produzione televisiva.
A 33 anni dalla riforma della RAI – Servizio Pubblico, le prospettive di crescita collettiva si trasformano in speranze di sopravvivenza. Una macchina produttiva di eccellenza nel mondo, come è la nostra Azienda, non può essere abbandonata e lasciata marcire per la mera fame di profitto di quattro burocrati.
La dipartita dell’autonomia produttiva della RAI, a favore del settore privato, mina seriamente la funzionalità e la fruibilità dell’Azienda da parte degli Enti Pubblici che hanno bisogno della comunicazione libera dalle mire dei “Governanti dell’economia”. Come può una macchina come lo Stato, con tutte le sue strutture, perdere la gestione diretta della comunicazione, simbolo primario della democrazia, lasciandolo nelle mani dell’investitore più ricco che non è mai il più assennato?
La nostra denuncia non può restare lettera morta, unico gesto di ribellione e di rivalsa contro chi mortifica la professionalità, la passione, la storia, la qualità della RAI e dei suoi dipendenti.
Chi oggi, come noi, tende la mano nel chiedere aiuto per affrontare la lotta sociale in atto non è solo un contribuente o un elettore, un lavoratore o un genitore, ma è il presente ed il futuro dell’Italia; un’Italia dove il senso di libertà, di sussidiarietà, di democrazia non devono e non possono essere espressione del potere economico costituito e regolati dalle leggi del mercato e del profitto.

6 luglio 2008
BUONGIORNO REGIONE
In riferimento alla prossima messa in onda della nuova produzione ”TGR Buongiorno Regione” ,  fino ad oggi l’azienda non ha ancora messo in atto quanto
-previsto a livello nazionale - per un confronto locale per tale produzione.
Un confronto urgente e necessario in riferimento al modello produttivo da attuare. Fino ad oggi ci sono state solo riunioni fra dirigenti, funzionari, giornalisti.
Fino ad oggi non c’è un confronto con il sindacato, non si conoscono quali figure professionali saranno coinvolte, i mezzi tecnici necessari, i turni di lavoro, l’organico che attualmente risulterebbe insufficiente a garantire la piena operatività.
Il sindacato e i lavoratori che devono in prima persona concorrere al nuovo modello produttivo sono all’oscuro di tutto.
Vogliamo sottolineare che “TGR Buongiorno Regione” deve essere occasione di rilancio dell’informazione Regionale che -deve coinvolgere e rilanciare in primo luogo le professionalità interne e solo dopo la loro piena saturazione sarà possibile parlare di appalti.
Non vorremmo che questa nuova produzione si trasformi nel solito carrozzone di appalti vari  o l’assunzione di alcuni giornalisti.
Da tempo stiamo denunciando anche attraverso la “Vertenza Napoli” l’arretratezza tecnologica del centro e fino ad oggi dall’azienda non vi è mai stata una risposta positiva in tal senso.
TGR Buongiorno Regione, deve essere l’occasione per gettare le basi per un  adeguamento delle tecnologie necessarie e dell’organico.
Per le tecnologie, così come avviene per le produzioni di rete, alcuni costi potrebbero essere sostenuti dalla produzione.    
Per quanto riguarda l’organico, sottolineamo, che recentemente è stato firmato un accordo nazionale sui bacini dove esistono tutte le professionalità previste dal modello produttivo, molti  di questi lavoratori devono, possono essere assunti a Napoli.
Ci auguriamo che urgentemente la Direzione convochi il sindacato e invece delle chiacchiere di corridoio si affrontino e si risolvano tutte le problematiche connesse alla nuova produzione . 


COMUNICATO SEGRETERIA REGIONALE SNATER CAMPANIA
del 7/7/08

LAVORO
12 giugno 2008
IN RAI SCOMPARE IL PRECARIATO!
Perché grazie allo SNATER?


Dai primi giorni che i contrattisti hanno messo piede in RAI, la figura del TD ha sempre assunto molteplici valenze: arma di ricatto dei dirigenti e funzionari nei confronti dei dipendenti che scioperavano e si ribellavano; strumento improprio d’infoltimento del personale nella nuova era produttiva; massa facilmente abbindolabile dalla “Triade” sindacale per arricchire il portafoglio tessere; strumento politico pre-elettorale; sistema (bieco) per distruggere la forza dei tanti gruppi e associazioni di categoria; metodo Aziendale per applicare alle stesse mansioni e figure professionali contratti peggiorativi nel tempo sia dal punto di vista economico che degli avanzamenti di carriera. Noi eravamo sempre le stesse persone e con la stessa matricola, ma con una vita aziendale corta: morivamo e nascevamo con le produzioni!
Per la RAI e per alcuni sindacalisti esistevamo solo quando loro necessitava. Eppure questa grande Azienda, non ha un padrone da arricchire, non necessita di una speculazione di mercato. Alla RAI basta solo un bel bilancio in pareggio con tanti premi di Ascolto e una qualità del prodotto ricercata, esempio per tutti i protagonisti del sistema televisivo mondiale. Un’Azienda che sia degna di essere chiamata SERVIZIO PUBBLICO.
Abbiamo visto, ascoltato e letto tante promesse nelle bacheche, nei corridoi, nelle assemblee, sulla Rete, ma mai ci saremmo sognati di vedere realizzate le nostre aspettative di vità.
Dopo una serie interminabile di accordi capestri e verbali accomodanti, tutti figli della paura da parte della RAI per le tante cause perse per l’uso improprio che faceva del precariato, con le RSU assenti e succubi della frenesia produttiva dell’Azienda, uno tra i sindacati più longevi e seri presenti nel panorama delle comunicazioni e dello spettacolo si desta in nostra difesa:
lo SNATER-CISAL.
Così inizia la svolta. Le prime minacce di sciopero contro una RAI che non rispettava gli accordi sui TD; denunce pubbliche contro piattaforme contrattuali che non tutelavano i precari.
Poi, nel primo quadrimestre del 2008, con una serie di assemblee e riunioni sfociate nel documento dal titolo “PRECARI A VITA? NO, GRAZIE!”, la soluzione prende forma.
A questa chiara posizione, su cui i confederati non si esprimono, lo SNATER nella persona di Salvatore Monaco, portavoce delle istanze della Segreteria Regionale della Campania, invia alla Segreteria Nazionale il 29 aprile 2008 un documento dai toni forti nel quale c’è la richiesta inderogabile di prendere una posizione chiara per la stabilizzazione dei Precari Rai.
L’istanza non resta lettera morta, e in fase di trattativa con l’azienda il 22 maggio scorso Antonio Lovato, Segretario Generale Snater-Cisal, mette per iscritto alla RAI la volontà del sindacato sulla stabilizzazione dei TD.
Documento che si è rivelato una vera e propria linea guida, i cui punti fondamentali sono stati integralmente ripresi ed inseriti nell’accordo.
L’Azienda, quindi, costretta dalla legge 274 sul lavoro precario del Governo Prodi ad assumere più di 2800 tempi determinati a T.I. entro l’1-04-2009, il 13 maggio scorso intavola la trattativa con le OO.SS. con l’obiettivo esplicito di non assumere neppure una sola delle unità previste (dichiarazione del Dr. Meloni – verbale  del 13 maggio 2008).
Ma la svolta è stata determinata dalla chiara presa di posizione dello SNATER del 22 maggio,a cui si sono uniti l’Ugl e il Libersind, e oggi possiamo dire di essere soddisfatti come lavoratori per i risultati raggiunti: Assunzioni in RAI che partono da dicembre 2008 e terminano con l’estinzione dei tempi determinati nel marzo 2014.
Ora tocca a noi seguire l’esempio di chi ci ha preceduto e fare sindacato seriamente.
E perché non FARLO NELLO SNATER!!!
Speriamo che questo sia di buon esempio per tutto il mondo del lavoro, e che nel prossimo futuro possiamo veder nascere molti altri accordi per cancellare definitivamente la precarizzazione della vita!

Francesco Morra
p.s.
per verificare le fonti potete visitare il sito: www.snaternapoli.it  oppure  www.snater.it dove troverete in PDF tutti i documenti da me citati.
24 giugno 2007
SONO TRA QUESTI!
CON IMMENSO SENSO DI COLPA MI SENTO DI DIRE: "SONO TRA QUESTI".
PRENDO ATTO, SALVATORE, CHE OGGI PIù CHE MAI C'è UN FORTE BISOGNO DI FARE SINDACATO E INTENDO FARE SERIAMENTE E CON PRINCIPIO SINDACATO.
IL SENSO DEL LAVORO è TRAVISATO OGNI GIORNO FINO A PRENDERE FORME CHE ASSOMIGLIANO PIù AL COMPROMESSO E ALLA COMPRAVENDITA CHE ALL'ESPRESSIONE DI CAPACITà.
MOLTI DI NOI, ASSOPITI NELL'ANIMO DALLE CONTINUE BASTONATE CHE IL MONDO DEL LAVORO CI RISERVA, ABBIAMO LENTAMENTE PERSO DI VISTA UN FONDAMENTO DELL'ESISTENZA:
IL LAVORO è UN DIRITTO, E COME TALE VA DIFESO NELLE SUE FORME PIù NOBILI.
NON è PER CAMERATISMO DI SORTA CHE SPOSO PUBBLICAMENTE QUESTO TUO MANIFESTO DI DENUNCIA, MA è PER COSCIENZA CHE NON MI POSSO PIù PERMETTERE L'IMMOBILITà E L'AGIATEZZA.
QUANDO TUTTI ATTORNO A NOI TENTANO DI INGOZZARSI DI FETTE DEI DIRITTI  DEI LAVORATORI, TRASFORMATE ABILMENTE DALLE AZIENDE IN APPALTI, SELEZIONI, PIACERI DI OGNI SORTA, NOI CHE SIAMO L'IMPRESCINDIBILE FUTURO DI UN'AZIENDA E DEL MONDO DEL LAVORO DOBBIAMO FARE SINDACATO, QUELLO SERIO, QUELLO DI UNA VOLTA.
QUEL SINDACATO FONDATO SULL'ANALISI DEI PROBLEMI DEI LAVORATORI E SULLA DURA LOTTA.
QUEL SINDACATO CHE SI SEDEVA AL DI QUA' DEL TAVOLO DELLE TRATTATIVE E NON AL FINACO DEL DIRIGENTUCOLO.
QUEL SINDACATO IN CONTINUA CRESCITA CHE NON ACCETTAVA LA FRAMMENTAZIONE IN NICCHIETTE DI POTERE, MA CHE COMPATTO OTTENEVA GRANDI VITTORIE SOCIALI.
BASTA CON QUESTI POTENTATI.
MANIFESTO CON LA MIA FIRMA IN CALCE ALLA TUA LETTERA E CON LA MIA RINNOVATA PRESENZA L'ADESIONE A FARE SINDACATO E TI CHIEDO DI INDIRE UNA RIUNIONE DEGLI ISCRITTI PER DARE UNA SVOLTA A QUANTO STA ACCADENDO.

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permalink | inviato da Spinnaker il 24/6/2007 alle 13:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
LAVORO
24 giugno 2007
Lettera Snater


Alcuni colleghi di lavoro ( pochi ma buoni), interrogandosi su alcune ultime vicende sindacali mi sottolineano che oramai è in atto una vera e propria”Deriva Sindacale” che sta compromettendo quel poco di fiducia che ognuno di loro ha nel Sindacato. Chiedono al sindacato di prendere posizione e denunciare quello che è diventato un mercato con scambi di sigle e poltrone.
Io non voglio investire il mio sindacato in una denuncia che come al solito verrebbe letta come il solito e strumentale attacco politico-sindacale, ma come semplice lavoratore, come una persona informata sui fatti, come componente della RSU e quindi con un rapporto fiduciario con chi mi ha eletto voglio esprimere e fare alcune considerazioni.
La prima è di carattere Nazionale, tutti coloro che hanno partecipato all’assemblea per il rinnovo contrattuale si ricorderanno che in quella occasione tutti gli interventi mettevano in risalto la ritrovata unità sindacale, che oggi come io temevo e denunciavo si dimostra l’ennesimo bluff e presa in giro per i lavoratori. Ad oggi tranne l’accordo sui nuovi bacini, nessuna commissione è nata, il lavoro preparatorio per il rinnovo del prossimo contratto, che scade a Dicembre2007, è diventato una chimera, come al solito l’impegno preso con i lavoratori  in tutte le assemblee per arrivare ad un accordo unitario sulle figure professionali e sulla organizzazione del lavoro  è lettera morta. Sulle vicende politiche della Rai e sul suo futuro la ricerca unitaria su un progetto sindacale di riforma e difesa del servizio pubblico non si è riusciti ad avere una linea comune. Abbiamo lasciato la difesa del Servizio pubblico all’Usigrai e all’Adrai che secondo me sono le categorie più lottizzate in rai. Gli inviti unitari fatti da me e dagli altri vertici del mio sindacato sono caduti nel vuoto, come sono caduti nel vuoto le nostre richieste per il rinnovo delle RSU,CRAIPI, FASI,ARCAL. In questa fase è facile per i noti mestatori di professione sparare contro tutto il sindacato sapendo che i lavoratori ( tranne pochi) in special modo a Napoli poco si interessano di vicende politiche anche se riguardano il futuro della rai e per conseguenza il loro.
Io non sono assolutamente d’accordo sui continui attacchi che vengono portati “all’istituzione sindacale”. Io credo ancora molto nel Sindacato che a mio modesto parere ha contribuito a migliorare e difendere i diritti dei lavoratori e la democrazia in questo paese. Quello che sta avvenendo, in particolare a Napoli, lo attribuisco ai soliti “Ciarlatani” di professione che continuano imperterriti a fare da decenni sindacato, cambiando spesso casacca e colore politico. Sono questi soggetti che usando il sindacato per scopi personali e per i loro portaborse hanno creato un clima di sfiducia nei confronti di tutto il sindacato, coinvolgendo nelle feroci critiche anche coloro che cercano di fare al meglio il loro volontariato sindacale. Il sindacato, in special modo in questo centro và rifondato e certamente non può essere rifondato con matrimoni e scambi di tessere fra  sigle con gli stessi demagoghi e qualunquisti a rappresentare i lavoratori. Il Sindacato, la RSU, va rifondata, io e gli altri colleghi snater, da tempo (Novembre 2006) abbiamo tentato e stiamo tentando di rinnovare la RSU, ma di fronte ci troviamo un muro di gomma, gli atri componenti di RSU  trincerandosi dietro le decisioni dei loro referenti nazionali hanno adottato il motto “Vorremmo ma non possiamo”.
Come dicevo ci vuole una rifondazione sindacale, per far questo è necessario un ricambio generazionale, si ha bisogno di gente nuova, motivata a fare un’attività sindacale a livello volontario, a mettersi a disposizione per prestare una piccola parte del loro tempo per cercare di invertire la “Deriva Sindacale”.
Purtroppo il punto dolente è proprio questo, molti parlano e denunciano, pochi sono disponibili ad assumere, con serietà e onestà, “un ruolo sindacale”. Coloro che secondo me hanno le caratteristiche per essere dei bravi sindacalisti, non vogliono assumersi alcuna responsabilità, continuano ad abbaiare alla luna.
Ecco che allora il ruolo del sindacalista, viene assunto da coloro che usano il sindacato per scopi personali. Già mi immagino coloro (potrei fare i nomi) che leggendo questo passaggio storceranno il naso e nel migliore dei casi mi daranno del Masaniello. Purtroppo per loro, la realtà è sotto gli occhi di tutti, da un’analisi dettagliata, solo facendo riferimento a chi gestisce le varie strutture balza agli occhi che la stragrande maggioranza dei funzionari è di matrice sindacale confederale,  nei bacini tanti sindacalisti hanno inserito parenti e affini,  i tanti sindacalisti che in breve tempo hanno raggiunto livelli apicali, o forti interventi gestionali. Per molti di questi personaggi  la meritocrazia professionale è un valore sconosciuto,  tutto avviene per appartenenza sindacale.
A questo punto, chi sta leggendo dirà e allora? Cosa si può fare?
Come già ho riferito prima ci vuole un ricambio, bisogna costringere democraticamente “ I soliti noti” a mettere da parte la casacca sindacale, bisogna chiedere e ottenere il rinnovo della RSU, votare facce  nuove, che non siano espressione di sigla, colleghi che si impegnino a svolgere in maniera autonoma il compito che gli viene affidato dai lavoratori e non dalle sigle sindacali di riferimento. Ma questi lavoratori esistono? Ce ne sono di disponibili? Se ne esistono si facciano avanti, si assumano la responsabilità di rappresentare il bene comune e non interessi personali.
Ma esistono oggi nel nostro centro questi lavoratori? Io che da anni chiedo ai tanti iscritti un loro concreto impegno nell’attività sindacale sono scettico. Su questo punto ho una mia precisa idea. E’ vero esiste un decadimento del ruolo del sindacato, ma è altrettanto vero che questo decadimento sindacale ( come quello politico) è voluto dalla maggioranza dei lavoratori che sono indifferenti, a volte cinici che non partecipano, che a difesa del loro unico valore “I SOLDI”  accettano qualsiasi ciarlatano, voltagabbana, capace di raccontargli frottole e chiacchiere sotto vuoto, ma capace di fargli aumentare la “ Busta Paga”,  diventa un personaggio  sindacale da tenere in considerazione, da seguire nei suoi peregrinaggi sindacali, di far parte del gregge.
Gli altri, i pochi lavoratori che hanno altri valori,  che ricercano una migliore qualità del lavoro e della vita, assistono attoniti a questi continui spostamenti del gregge. La loro speranza è che un giorno arrivi il lupo cattivo che mangi il gregge e il capobranco.

La speranza è un’illusione , ci vogliono i fatti !

CHI LOTTA PUO ANCHE PERDERE, CHI NON LOTTA HA GIA’ PERSO  




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